Il Gran Cretto si fa torta: la pasticceria metafisica di Bompiani

La pasticceria Bompiani di Walter Musco lancia, col 2021, una serie di torte in edizione limitata dedicate a grandi dell’arte. Prima proposta dedicata al Gran Cretto di Gibellina di Alberto Burri

Non è nuovo, Walter Musco, a flirt con l’arte: è stato gallerista e agitatore, e solo di seguito pasticciere; imboccando le svolte della vita con l’agilità di chi persegue religiosamente, nel vivere, un paradigma di svolta spiazzante che ben si abbina alla contraddittorietà affilata e fiera del suo profilo.

Progressista nell’animo ma lontano da pauperismi (perché “se si viene dal benessere si dispone della libertà di scegliere“), appassionato e imperturbabile, Musco schiva le manie autografe proprie dell’alta cucina senza negare accesso alle fisiologiche vanità della natura umana: così, dopo più di dieci anni di Pasticceria Bompiani, ribattezzerà a stretto giro la sua creatura apponendole un imprinting più individuale.

Ancora nel quartiere mi chiamano Sig. Bompiani” scherza, mentre il nome (scelto originariamente in base al toponimo su cui affacciano i locali) si appresta a lasciare il posto, dopo tortuosa evoluzione tecnica e concettuale, ad un rebranding autografico.

Ad accompagnare la svolta imminente una serie di torte in edizione limitata, che scandirà con cadenza bimestrale il 2021.

Prima delle proposte, prodotta in soli 60 pezzi, è “Cretto“; dedicata al pensiero fatto opera di Alberto Burri; nello specifico alla realizzazione del Gran Cretto di Gibellina, che fu per l’artista frutto traumatico quanto vitale.

Cos’è il Gran Cretto di Gibellina

Il Gran Cretto di Gibellina. Foto da Elle Decor

L’opera, realizzata a partire dal 1985 e completata postuma solo nel 2015 – dopo un lungo periodo di stop dovuto a mancanza di fondi – venne pensata dall’autore quando Ludovico Corrao, allora sindaco della cittadina del Belìce coventrizzata dal sisma del ’68, convocò artisti e architetti contemporanei ad erigere memento nella Gibellina rinata.

Burri, in lacrime dopo la visita alle macerie del vecchio paese annullato dalla furia della terra, decise di estendere la propria concezione materica dell’arte, la compenetrazione dolorosa dello spazio e dei materiali maturata durante un’esistenza burrascosa (contraddittorio, doloroso Burri), oltre che il modello del Cretto già elaborato in opere antecedenti, ad una scala e ad livello di compiutezza epifanica del significato senza precedenti.

Negli 80.000 e più metri quadrati del Gran Cretto murò le rovine della cittadina distrutta in solidi blocchi di cemento pizzuti, le crepe tra gli uni e gli altri a ricalcare la pianta delle vie che furono, il biancore delle superfici per ammantare grida atroci.

Curioso dedicare un dolce ad un vissuto simile? Non proprio.

La torta Cretto: riprodurre il significato dell’arte

Non proprio, perché abbiamo mentito: Musco non “flirta” con l’arte. La conosce, la ama e la persegue in profondità, invece, inseguendola fino ai budelli equivoci in cui sfuma nel contrario di sé stessa, spingendosi assai più lontano di chi adotta, di correnti e autori, solo l’estetica di superficie.

Nella concezione creativa di Musco si percepisce un’evoluzione concettuale profonda quanto quella degli artisti cui si ispira, che trascende l’aspetto e la citazione, col passare del tempo, per lambire il gusto, la scelta dell’ingrediente, delle tecniche applicate – e riunirle sotto una comune emanazione di pensiero.

Se nelle sue “Action Painting” e “Bauhaus”, tra le prime creazioni ispirate al mondo dell’arte, Musco effettuava una parafrasi degli stilemi caratterizzanti degli autori di riferimento senza trascendere la sfera visiva – non ci sono cipolle o mousse di barbabietole nella torta intitolata a Gropius, né riferimenti da vecchio diner newyorchese in quella per Pollock – le cose si sono condensate di recente in prospettive di diverso spessore: già con la “Sakura” (2019) ed il suo sincretismo tra animismo nipponico e pasticceria tradizionale europea inizia ad emergere, nelle creazioni targate Bompiani, una percezione dell’attività pasticciera intesa in chiave più olistica e radicale.

L’approccio all’arte così inteso non mutua dai modelli di riferimento solo forme e colori, ma supera il citazionismo puro per abbracciare argomenti integrali, cerebrali, pluri-sensoriali; trasformando se necessario la pasticceria stessa in significati apparentemente incompatibili con la funzione di gratifica immediata e fanciullesca che la mente collettiva le associa.

Nella Cretto, questo genere di operazione giunge a consacrazione, oltrepassa i limiti della semplice aderenza all’opera d’arte finendo addirittura per riconfigurarla, attualizzarne il senso, amplificarlo agli occhi dell’ignaro cliente con nuovo impeto e simbologie pregnanti.

Non è un caso, quindi, che la base del dolce sia un sablé friabile come la riarsa rena dell’entroterra trapanese.

Non è un caso che gli ingredienti centrali della torta siano la mandorla ed il gelso; che qui sono, come mai prima, latte e sangue della terra di Sicilia.

Non è un caso che il frutto, declinato in una confettura e in una mousse cremisi, sia pronto a macchiare la crosta candida sotto cui è sepolto non appena se ne raschi la superficie: la mandorla è latte e cemento, il gelso è poesia e sangue; un manto raffinato non cancella, anzi perpetua e rilancia e strepita, un urlo per gli occhi dei posteri, la tragedia che è la Storia.

La torta-Cretto fa suo, completamente e senza compromessi, il movente del Cretto-opera, ne digerisce il messaggio e lo riproduce in senso gastronomico, rendendo nel processo il significato – per mezzo dell’accostamento paradossale alla riproducibilità, alla consumabilità, alla golosità di un prodotto di pasticceria – ancora più drammatico e chiaroscurale.

Il risultato dell’elaborazione agita da Musco è, in altre parole, un’opera distinta dall’originale cui è ispirata; soggetto dotato di proprio messaggio, proprie modalità di comunicazione, una specifica dimensione politica e spirituale: in maniera molto diversa dall’abuso del termine che si fa in gastronomia e nel fine dining, lontana dai virtuosismi e dalle citazioni sterili che sono regola del triviale storytelling, la torta-Cretto è arte, e se questo non vi pare un buon motivo per goderne finché esiste… Beh, sappiate che è anche molto buona.

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